Il Natale a Napoli tra tradizione e cultura gastronomica

Il Natale a Napoli tra tradizione e cultura gastronomica

Il Natale è ormai alle porte e nell’aria si avverte un’ atmosfera magica e surreale. Quest’atmosfera magica, unica è presente nella Via San Gregorio Armenio una strada celebre per le botteghe artigiane dei presepi.

Una strada sempre affollata da molti turisti e visitatori che vengono catturati da una scenografia unica al mondo fatta di arte, cultura, folclore e storia. Una tradizione che ha un'origine remota: nella strada in epoca classica esisteva un tempio dedicato a Cerere, alla quale i cittadini offrivano come ex voto delle piccole statuine di terracotta, fabbricate nelle botteghe vicine. La nascita del presepe napoletano è risale alla fine del Settecento. Oggi San Gregorio Armeno è un presepe vivente, aperto 365 giorni l'anno, un museo a cielo aperto per chi ama la tradizione. Qui ogni giorno tanti artigiani espongono i loro pastorelli, dai più tradizionali ai più moderni e irriverenti e le loro statuine che rappresentano il personaggio del momento che si è distinto in positivo o in negativo durante l'anno. La costruzione del presepe napoletano inizia tradizionalmente l'otto dicembre: dal ripostiglio si tira fuori la base dell'anno precedente (uno scheletro di sughero e cartone poggiato su una tavola di legno, senza pastori ed addobbi vari) ed insieme ai figli a tutta la famiglia si discute l'eventuale ampliamento del presepe. La realizzazione può durare alcuni giorni ma il giorno della Vigilia di Natale deve essere pronto come suggeriva Luca Cupiello in “Natale in casa Cupiello“, il protagonista dell'indimenticabile opera teatrale di Eduardo de Filippo. Parlando della commedia “Natale in casa Cupiello“ è doveroso ricordare il grande attore Luca De Filippo l’erede del teatro eduardiano che ci ha lasciati prematuramente ma lasciando in eredità la sua arte e la sua napoletanità. Vogliamo ricordarlo con l’immagine di Tommasino “’o nennillo” in un classico della commedia di Eduardo De Filippo “Natale in casa Cupiello“. Parlando del menu, invece, delle feste non posso che menzionarvi Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino, pubblicò nel 1837 la Cucina teorico-pratica e la vera Cucina Casareccia, cioè tutti i pranzi di uso nella Bella Napoli durante i giorni di festa. Nel volume si può leggere "… per la Vigilia de lo Santo Natale ce vonne Vruoccoli zuffritti co l'alice salate, vermicielli co la mollica de pane e vongolelle, o pure zuffritti co l'alice salate, anguille fritte, ragoste vollute co la sauza de zuco de limone, e uoglio. E pure na cassuola de calamarielli”. Tra i piatti di pesce l’anguilla viva alla Vigilia di Natale non può mancare, l’odore del suo fritto è inconfondibile. Come non può mancare il musillo in bianco, alto e quasi perlaceo, che come diceva un illustre guappo napoletano si deve “sfogliare cumme ‘a nu mazzo ‘e carte” . Con un cestino di ciociole, a Napoli, si completa la cena della vigilia, ossia sgranocchiando tutta la frutta secca: noci, nocciole, mandorle, fichi secchi, castagne del prete, datteri e prugne». Non possono non mancare infine le delizie dolci: roccocò; mustacciuoli o mustaccioli ; susamielli; raffiuoli e struffoli. Vorrei poter mettere lo spirito del Natale all'interno di un barattolo e poterlo tirare fuori mese per mese, poco alla volta.. (Harlan Miller).